Il digitale come strumento per la trasformazione sociale

Nel mese di aprile abbiamo partecipato all’incontro internazionale +Digital Future: Competences for the Cultural Sector organizzato dall’Università di Porto, partner nel progetto Mu.SA, per festeggiare l’Anno Europeo del Patrimonio 2018 e per sottolineare l’importanza di investire nella formazione dei professionisti museali.

Antonia Silvaggi, Project manager di Mu.SA, ci racconta le sue impressioni.

Torno dal Portogallo con un senso di pienezza, difficile da descrivere… sentire Conxà Rodà, Responsabile della Museo d’Arte della Catalogna di Barcellona e gli altri speaker dell’evento organizzato dal nostro partner dell’Università di Oporto, parlare di trasformazione digitale come di trasformazione sociale, mi conforta. Anche Luís Sebastian, direttore del Museo Lamego (PT), sottolinea la valenza sociale del ruolo delle tecnologie.

Non sono una nativa digitale e alle volte sentir parlare dell’utilizzo di stampanti 3D e realtà aumentata senza un reale obiettivo mi suscita un certo senso di inadeguatezza.

Per fortuna però al cinema non proiettano solo film 3D (a me viene il mal di mare e mia sorella non vuole mai indossare gli occhialini)!

Tuttavia viviamo in un mondo digitale e queste innovazioni possono essere davvero importanti per guidare il cambiamento che non è solo tecnologico ma anche sociale.

Rodà ha parlato della necessità per gli enti culturali di dotarsi di una forte leadership e di insistere nella formazione del personale non solo per rafforzarne le competenze digitali ma anche quelle strategiche, di negoziazione e di leadership. La trasformazione digitale deve coinvolgere tutto lo staff in un’ottica di collaborazione e dialogo. Tuttavia ancora oggi la resistenza da parte degli operatori è una delle grandi barriere al cambiamento.

Questi aspetti sono stati messi in evidenza dalla ricerca Mu.SA e, qualche anno fa, dal progetto ADESTE. Trovandomi nuovamente a discutere di queste tematiche con professionisti internazionali, ho chiesto loro in che modo hanno superato questo scoglio. “Non c’è una ricetta, ancora non l’abbiamo trovata. Però il lavoro di squadra può davvero fare la differenza nel processo di crescita di una organizzazione.”

Altra interessante testimonianza è stata quella di Ana Álvarez Lacambra, Web Manager al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, che ha raccontato al pubblico presente, di professionisti e studenti, la sua esperienza in un intenso discorso da cui è emersa l’importanza di apprendere continuamente da momenti di successo e difficoltà, di team working e di coaching.

Credo fortemente che avere un mentor, una guida, che metta a disposizione la sua esperienza sia sempre più importante.

E’ questo mi rincuora ancora di più pensando alla sfida che stiamo affrontando in Connect, ovvero creare al fianco di un percorso formativo più tradizionale, uno di mentoring per studenti che intendono sviluppare competenze in audience development, lavorare sui pubblici e sui bisogni dei visitatori.

Dopo anni dedicati alla ricerca e alla sperimentazione di nuovi approcci, è come se tutto trovasse una sua quadratura. Anche se si lavora su diversi progetti l’obiettivo è comune, far sì che la cultura sia la leva di un cambiamento sociale in grado di rimettere al centro della sfera pubblica i bisogni dei cittadini.

E prometto, se qualcuno riuscirà a trovare un modo per far indossare gli occhialini 3D anche a mia sorella, allora non avrò più nulla da obiettare! Per il mal di mare? Bè, ci sono le pillole!”.